Una delle sale della mostra dedicata a Nic Brandt durante il Festival Fotografica 2023. Fotografia Elena Barbaglio. @Nick Brandt

Di Elena Barbaglio

Una domenica di novembre 2023 mi reco a Bergamo con un gruppo di amici a visitare le 12 mostre del Festival Fotografica, una manifestazione che non delude mai, ricca di lavori interessanti in contesti affascinanti. Al piano superiore del Monastero del Carmine, in Città Alta, entro negli ambienti dedicati al lavoro di Nick Brandt, è una folgorazione!

Quanta bellezza, quanta dignità, quanta forza, in quelle immagini in bianco e nero, in cui uomini e animali vengono ritratti insieme!

E dire che non ho mai amato molto le fotografie di animali…

“Pochi fotografi hanno considerato la fotografia di animali selvaggi come una forma d’arte. L’enfasi è stata posta, in genere, sul cogliere la spettacolarità degli animali in azione, sul catturare il singolo momento drammatico, in opposizione agli animali colti semplicemente nel loro stato di essere. Ho sempre considerato questo come un’opportunità sprecata”. Nick Brandt

 

The Day May Break (2020-2022)

La serie di immagini, realizzate in Kenya, Zimbabwe e Bolivia, raggruppate sotto questo titolo ed esposte a Bergamo lo scorso anno, ci mostrano uomini e animali accomunati dall’essere stati colpiti dalle distruzioni ambientali dovute ai cambiamenti climatici.

Sopravvissuti a cicloni, inondazioni, siccità, gli uomini…sopravvissuti a distruzione dell’habitat, bracconaggio, traffico di animali selvatici, gli animali.

Ad unificare il tutto la nebbia, portatrice di malinconia e di sogno, ma anche allusione agli incendi che devastano il nostro pianeta.

Alice, Stanley e Najin, Kenya, 2020. @Nick Brandt

“La dannazione della vita animale, la degradazione della vita umana, la coniugalità distruttiva tra i due: non sono solo gli animali le vittime della devastazione ambientale, ma anche gli esseri umani che ora abitano questi paesaggi” Nick Brandt

 

Sono fotografie di grande quiete, senza colore e di grandissimo impatto, da cui emerge una generale fierezza e una connessione profonda tra uomo e animale che condividono lo stesso destino. In queste fotografie sembrano essersi messi in posa insieme per un ritratto in studio.

E poi ci sono degli oggetti, che rappresentano lo stretto necessario per vivere: un tavolo, un letto, una sedia, una scala, una lampadina …pochi ma efficaci ed essenziali elementi.

“Il giorno potrebbe sorgere. . . e il mondo potrebbe andare in frantumi.

O forse . . . Il giorno potrebbe interrompersi. . . e l’alba venire ancora.

Una scelta dell’umanità.

La nostra scelta.” Nick Brandt

Richard e Sky, Zimbabwe, 2020. @Nick Brandt

Superato il senso di magia e di stupore viene da pensare a come queste immagini siano state realizzate. Senza manomissioni e alterazioni digitali, le fotografie sono il risultato di giorni e giorni di lavoro, alla ricerca di un equilibrio perfetto, dove la giusta luce del sole, coperto da nuvole, avvolge l’uomo che si avvicina ad animali (questi ultimi vivono protetti nei santuari e quindi sono abituati alla presenza umana). La nebbia viene creata con delle macchine.

Link a https://fotocult.it/nick-brandt-the-day-may-break/

https://fotograficafestival.it/exhibition/the-day-may-break/

Richard e Sky durante le riprese. @Nick Brandt

Chi è Nick Brandt

Nick Brandt (britannico, classe 1964) non ha sempre fatto il fotografo, ha studiato pittura e cinema e il suo passato è ricco di video musicali di successo, per artisti del calibro di Michael Jackson. Proprio mentre gira per quest’ultimo “The Earth Song”, nel 1995 in Tanzania, si innamora di questi luoghi e degli animali che li popolano, decidendo di abbandonare la produzione di videoclip per dedicarsi (dal 2000) solo alla fotografia.

Nel 2010 è tra i fondatori di Big Life, una fondazione impegnata nella protezione dell’ecosistema dell’Africa orientale e nel contrasto al bracconaggio.

Fotogramma del video “The Earth Song” del 1995. @Nick Brandt @ Michael Jackson

Gli altri progetti

La trilogia della terra

1 “On This Earth” (2001-2004), è il primo progetto fotografico in cui Brandt si pone l’obiettivo di catturare la bellezza e la forza di un mondo, quello dell’Africa Orientale, che sta svanendo. Gli animali sono i protagonisti di ritratti di grande intensità, come fossero esseri umani.

Cheetah & Cubs, Maasai Mara, 2003. @Nick Brandt

2 “A Shadow Falls” (2005-2008), in cui continua la celebrazione della bellezza e della grandezza della fauna africana.

Elefante (ucciso poi dai bracconieri nel 2009) che beve, Amboseli, 2007. @Nick Brandt

3 “Across The Ravaged Land” (2010-2012), completa il lavoro dei due progetti precedenti, introducendo per la prima volta l’uomo accanto agli animali.

Rangers con zanne di elefanti uccisi, Amboseli, 2011. @Nick Brandt

A quest’ultimo capitolo appartiene la serie “The Petrified”, una raccolta fotografica di carcasse di animali “pietrificate” (calcificate) a causa del ph molto elevato del lago Natron. https://www.objectsmag.it/nick-brandt-la-fotografia-che-riporta-in-vita-gli-animali-pietrificati-dal-lago-natron/

Fenicottero pietrificato, Lago Natron, Tanzania, 2010. @Nick Brandt

Inherit The Dust” (2014-2015), è un insieme di ritratti di animali stampati a grandezza naturale e collocati in luoghi che un tempo abitavano, ora imbarbariti dall’uomo attraverso la realizzazione di costruzioni, cave, fabbriche, discariche. Le fotografie panoramiche di queste stampe ambientate, comunicano il problema, con forza, bellezza e tristezza insieme. https://www.youtube.com/watch?v=QlvNlD3H7lQ&t=10s

Vicolo con scimpanzé, 2014 @Nick Brandt

This Empty World” (2019), lavoro per la prima volta a colori, per la volontà di trasmettere un maggiore senso di modernità, realizzato nella terra Masaai Ranch, vicino Amboseli National Park, in Kenya, uno degli ultimi luoghi non protetti, in cui uomini e animali vivono uno accanto all’altro. Un lavoro complesso realizzato in due sequenze distinte e poi unite, che ha previsto riprese notturne, la realizzazione di set, l’attesa di settimane affinché gli animali si abituassero ad entrarvi, e fotocamere azionate da fotocellule.

Stazione degli autobus con elefante e bus rosso, 2019 @Nick Brandt

Sink/Rise (2023), in quest’ultimo lavoro sono per la prima volta protagonisti gli esseri umani, a denunciare le conseguenze del cambiamento climatico nelle isole Figi (tra le meno responsabili di questo cambiamento), in particolare dell’innalzamento del livello del mare che comporterà lo spostamento nei prossimi 5-10 anni di 42 villaggi (6 sono già stati trasferiti) nell’entroterra. Le immagini sono immediate: fotografie subacquee degli abitanti locali.

Essenziali ed intense, ancora una volta dicono tantissimo senza sbatterti in faccia la realtà in modo crudo.

https://www.youtube.com/watch?v=YTrM0xN6PrI

“Naturalmente, il cambiamento climatico avrà un impatto apocalittico anche sulla vita marina”, ci ricorda però Brandt, “Le temperature più elevate provocheranno un’acidificazione degli oceani, fenomeno che non si registrava da oltre di cinquanta milioni di anni. L’impoverimento dell’ossigeno e l’acidificazione provocheranno la morte di tutto, dalla perdita della maggior parte delle barriere coralline nel mondo, allo scioglimento dei ghiacciai marini. Con la perdita del ghiaccio marino se ne andranno molte creature meravigliosi, come gli orsi polari, i trichechi, le foche e pinguini”. Brandt

Ben e Viti, Fiji, 2023. @Nick Brandt

Serafina e suo fratello Keanan, Fiji, 2023. @Nick Brandt

“Nick Brandt ha dedicato alla vita ai temi ambientali” sottolinea Viti, uno dei protagonisti delle immagini, istruttore subacqueo e attivista ambientale, “Ha fatto un lavoro incredibile per denunciare la fragilità e la precarietà in cui vivono gli abitanti di queste isole, che hanno sempre avuto un rapporto equilibrato e rispettoso con la natura, ma che oggi stanno soffrendo enormemente. Onestamente, il progetto di Brandt non mette in scena un’apocalisse che sta per succedere, ma racconta di quello che sta accadendo già oggi”.

In conclusione

Con Nick Brandt possiamo sicuramente parlare di Artivismo (https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/artivismo-vincenzo-trione-9788806248925/ e a https://www.artribune.com/editoria/2022/02/intervista-libro-vincenzo-trione-arte-politica/), ovvero di una tendenza in cui l’arte (e queste fotografie sono senz’altro una meravigliosa espressione artistica) si mescola con l’attivismo politico, con la volontà di renderci più consapevoli degli eterogenei problemi del presente, attraverso atti impegnati e concreti, a volte destabilizzanti, altre poetici e sottili.

Brandt ci invita a riflettere sulla situazione degli animali in Africa, sui rischi di estinzione, sul degrado degli ambienti, sugli effetti del cambiamento climatico a livello globale, Brandt ci invita però anche ad agire, perché sono questioni che riguardano tutti…e lo fa con grande sensibilità, in modo potente e senza dimenticare, nemmeno per un istante, la bellezza.

 

Articoli correlati

L’approdo di Shaun Tan

Copertina de “L’approdo” di Shaun Tan (ed. Tunué) Di Maura Roberta Orlando L’approdo, di Shaun Tan. L’origine delle idee Sotto la superficie di qualsiasi progetto...