Michele De Lucchi, First Chair, Memphis, 1987. Ph. @Tom Vack
Di Elena Barbaglio
Che ruolo ha la fotografia nella diffusione della cultura del design? Come possono essere proposti gli oggetti all’interno di una società basata sull’immagine? Come si può rendere espressivo qualcosa di inanimato? Insomma…come sarebbe il design senza la fotografia?
Il fotografo fornisce un contributo fondamentale alla promozione di un prodotto, che deve saper interpretare in modo efficace, in base a scelte precise che valorizzano a volte l’anima dell’oggetto, le sue caratteristiche formali, la filosofia di un progettista o i valori del marchio a cui appartiene. Molteplici sono le narrazioni di soggetti solo apparentemente senza voce.
L’alba di un dialogo
Già nella prima metà del XX secolo, in particolare nella più famosa scuola di architettura e design del Novecento, la Bauhaus, e all’interno delle Avanguardie storiche, si è lavorato molto sul rapporto fondamentale tra i moderni oggetti di design e la fotografia, necessaria alla loro comunicazione, diffusione, assimilazione e valorizzazione, fino a diventare, grazie all’editoria e alla pubblicità, parte fondamentale nell’avvalorarne il valore progettuale.
Oggetti come idee platoniche: Ballo + Ballo
Una mostra, a cura di Silvia Paoli, nel 2024, al Castello Sforzesco di Milano, ha raccontato il lavoro, grazie anche ad un bellissimo allestimento curato da Studio Azzurro, di quelli che sono forse i più noti fotografi nel settore del design: Aldo Ballo (1928-1994), fondatore nel Secondo Dopoguerra dello studio Ballo+Ballo, con la moglie Marirosa Toscani Ballo (sorella di un altro famoso fotografo, purtroppo appena deceduto, Oliviero Toscani). Sono immagini silenziose che mirano a valorizzare la bellezza insita nell’oggetto, quella bellezza discreta che discende da una funzione ben assolta. Le fotografie, dall’elevatissima qualità tecnica ed estetica, sono formalmente “pulite”, rassicuranti, senza drammatici contrasti, schiette, leggere, molto precise nell’uso della luce e nella costruzione dell’inquadratura finale, tanto da sembrare, a volte, quasi astratte, come idee platoniche materializzate.

Radio TS502 di Richard Sapper e Marco Zanuso, 1964. Ph. @Archivio Ballo+Ballo

Parete divisoria “Cartoons” Luigi Baroli per Baleri Italia, Compasso d’Oro 1994. Ph. @Archivio Ballo+Ballo
Immagini vive: Giorgio Casali
Tutto inizia, per Giorgio Casali (1913-1995), fotografando un’icona della storia del design, la Superleggera di Gio Ponti, della quale riesce a mostrare la vera essenza, cioè una combinazione di leggerezza e robustezza, per poi continuare attraverso una collaborazione trentennale con la rivista Domus. Casali, convinto sostenitore che l’immagine fotografica conta molto più di un ottimo testo, ha così contribuito a far conoscere il design italiano nel mondo. Il suo linguaggio non illustra: svela. Gli scatti, quasi sempre, il bianco e nero, esaltano la forza plastica dell’oggetto, spesso in connessione con il designer che l’ha creato o con chi lo utilizza, in un dialogo vivo che proietta lo spettatore in un futuro fatto di bellezza e innovazione.

Sedia Superleggera di Gio Ponti, 1955. Ph.@ Giorgio Casali

Lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, 1962. Ph. @ Giorgio Casali
La combinazione tra oggetti e progettisti: Elliott Erwitt
Elliott Erwitt (1928-2023) è un notissimo fotografo francese che fa parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, famoso per le sue immagini documentarie e pubblicitarie, caratterizzate da scatti rubati, spesso ironici, e per il suo lavoro nel campo del cinema. Dall’amicizia con il fondatore di Artemide, Ernesto Gismondi, nasce il suo incarico di rappresentare quelle lampade che hanno reso celebre l’azienda nel mondo. Egli decide di immortalare questi oggetti, con la consueta ironia e spontaneità, insieme ai relativi progettisti, in vivaci scatti in bianco e nero. Il titolo della campagna pubblicitaria è A tribute to light ed esprime una filosofia aziendale fatta di progetti innovativi ma in grado di conversare intimamente con chi li ha creati, e quindi poi con i futuri fruitori.

Karim Rashid con la lampada Doride, 2009. Ph.@Elliott Erwitt

Carlotta de Bevilacqua con la lampada Copernico, 2014. Ph.@Elliott Erwitt
Tra tecnica e riferimenti artistici: Mauro Masera
Masera (1934-1992) è stato un tecnico della fotografia del prodotto industriale, di cui valorizza la precisione e la serialità, rivelandone la logica interna come se gli oggetti fossero meccanismi che assolvono in modo rigoroso alla funzione per cui sono costruiti. Anche i più piccoli dettagli diventano ingranaggi di una società in trasformazione nel periodo del benessere economico, della grande stagione del design italiano, dalla fine degli anni Cinquanta e agli anni Ottanta. Mantenendo una connessione al mondo dell’arte, in particolare a quel Futurismo così importante nella sua città, Milano, ma anche allo Spazialismo o all’Arte Cinetica, spesso è l’uomo, anche il fotografo stesso, come nel suo autoritratto con il divano Lombrico di Marco Zanuso, che dialoga con l’oggetto, mettendone in risalto l’uso e inserendolo in una dimensione quotidiana e dinamica.

Divano D70, Osvaldo Borsani per Tecno, 1980. Ph. Mauro Masera. © Mauro Masera, Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti

Autoritratto con il divano Lombrico di Marco Zanuso per C&B, art director Enrico Trabacchi, 1967. Ph Mauro Masera © Mauro Masera Università IUAV di Venezia, Archivio Progetti.
Visioni oniriche: Tom Vack
Il fotografo americano, nato a Chicago nel 1948, formatosi alla Facoltà di Architettura e Design alla University of Illinois Chicago Circle, oggi vive e lavora tra Italia e Germania, collaborando con importantissimi architetti e designer, il cui pensiero, i cui valori, cerca di trasmettere fotografando i loro oggetti, come fossero protagonisti di una scena ben preparata. Il risultato è quello di immagini intense, dai forti contrasti, il cui la luce plasma il soggetto quasi fosse una scultura, danzandogli intorno. Sono sempre interpretazioni, rappresentazioni di personalità, che stimolano l’occhio dell’osservatore e le sue emozioni.

Poltrona Marshmallow di Jeorge Nelson per Vitra, 1987. Ph. @Tom Vack

Ingo Maurer GmbH, Broken Egg, 2014. Ph.@Tom Vack and Team @Ingo Maurer GmbH
Oltre l’oggetto: Miro Zagnoli
Le fotografie Miro Zagnoli (1952) raccontano la vita attraverso gli oggetti, inserendola in composizioni studiate con precisione. Non semplici descrizioni ma animazioni e visualizzazioni di storie e giochi visivi, dove l’oggetto si carica, anche grazie ad una personale ricerca del fotografo legata a differenti media, di nuove narrazioni che vanno oltre il suo creatore, trovando una nuova identità, un nuovo modo di essere vissuto.

Lampada Falkland di Bruno Munari per Danese, 1964. Ph. @Miro Zagnoli

Denis Santachiara con la lampada Nuvola, 2005. Ph. @Miro Zagnoli
Conclusione
Collaborazioni strategiche e sinergie di pensiero tra fotografi e progettisti non solo elevano gli oggetti ad icone, ma li rendono strumenti di connessione emotiva. Oggi più che in passato, in un’epoca dominata dai social media, essi devono necessariamente “essere fotogenici”, ma in questa fotogenia sono racchiuse storie, emozioni, ricordi, capaci di far vibrare le nostre corde più profonde.

